Zaira's Blog

Psicologia e corpo. La mano sinistra: Altra mano

Zaira Cestari

23/08/2018

(Immagine gentilmente concessa dal blog Jung Italia)

L’ESPERIENZA SENSORIALE

Tra le immagini che più, silenziosamente accompagnano la mia atmosfera psichica, c’è un gran bollo rosso dipinto sulla mia mano destra.Credo fosse la seconda elementare, la lezione di “didattica”, l’ora della terza maestra, oltre all’ora della maestra di italiano e a quella di matematica.La ricordo come l’ora più luminosa, chiara, trasparente, forse per l’aula più esposta al sole, o forse per la specificità di ciò che veniva affrontato: in quell’ora si facevano le cose “vere”, i regoli per contare venivano costruiti in grande, i diagrammi venivano disegnati sul pavimento e i bambini divenivano i costituenti degli insiemi, la sinistra e la destra si imparavano con bolli rossi e gesti tipici.

Il passato legato all’esperienza e al tempo delle scuole elementari lo avverto, per mia “fortuna” e gioia, come qualcosa di fluido, le immagini si susseguono una accanto all’altra come legate da un senso coerente, non ci sono nette predominanze né di intensità né di valore.Ma quel bollo rosso sulla mano destra mi accompagna silente in ogni mio gesto. Quel bollo rosso emerge dal tutto dei ricordi come qualcosa di cruciale. Se mi soffermo, ricordo distintamente la maestra che mi ridisegna il bollo sulla mano giusta.L’avevo disegnato sulla sinistra quando aveva detto: “disegnate un bollo sulla mano che preferite”. Non ricordo quale pensiero accompagnò la mia scelta della mano preferita, e se mai ci fu una consapevolezza rispetto a quale fosse la mia mano prediletta.

 

SENTIMENTI DI RADICI<[...]


L'introversione non è asocialità o malattia

Zaira Cestari

22/08/2018

(Dipinto di Edvard Munch -Passeggiata sul Corso Karl Johann)

Introverso non è associale o malato.

C’è moltissima letteratura ormai a proposito dello stile di educazione nutrito, e nutriente, per il tipo di mondo nel quale viviamo. Già con questa frase manifesto la volontà di introdurre il tema dei “tipi”. In questo campo, parlando di educazione, non intendo entrare nella sfera di competenza antropologica, comparando società monoteistiche con quelle animistiche, e luoghi dove la corsa tecnologica predomina, con paesi ove lo stile di vita non ha scelto la tecnologia. Parlo di tipi di mondi, dal punto di vista psicologico, ove un tipo di sguardo ha collettivamente predominato su di un altro.Già Jung con il suo testo Tipi Psicologici approfondisce il problema dei tipi nella storia dello spirito, nella poesia e nella letteratura e  nella filosofiaNon è raro sentire la lamentela di come il modello educativo ancora vigente non vada bene.Le lamentele, così come i sintomi, esprimono, più inconsciamente rispetto ad un assunzione di responsabilità più attiva,  esigenze di cambiamento. Il modello educativo spesso manifesta il tipo psicologico dominante in una data società. Quando esso non risponde più ai bisogni, si pongono a mio avviso due serie di problemi: il fatto che il collettivo e dunque ciò che è valido collettivamente tende a cancellare dalla coscienza ciò che da esso differisce;  e il fatto che più l’alternativa è rimossa, in ombra,  più il movimento di cambiamento è violento. L’inconscio che vuole manifestarsi esprime i suoi contenuti in modo au[...]


L’altra metà della mela: l'Introverso

Zaira Cestari

22/08/2018

(Fotografia di Zaira Cestari. Larrybane Quarry, Irlanda del nord)

Articolo tratto dal blog Quiet Revolution

” Venivo spesso chiamata “timida” quando ero piccola. Scommetto quanti di noi lo erano. I grandi gruppi di bambini mi rendevano ansiosa, e questo era un problema, perchè la scuola è qualcosa di conosciuto per i suoi grandi gruppi di bambini. Fuori da scuola, c’erano feste di compleanno con lotte, adunate rumorose da cercare di evitare. Niente mi faceva sorgere sintomi psicosomatici piu della frase “incontriamoci alla pista di pattinaggio”.

Con il passare degli anni cercavo di fare in modo di reprimere cio che gli altri percepivano come “timidezza”. Ho interiorizzato il concetto che sarei stata piu accettatata ad essere estroversa, cosi ho imparato ad essere una farfalla sociale e feci in tempo a sentirmi (una sorta) tale.

Cosi sono cresciuta e ho avuto un bambino, e si rivelò essere maldisposto alle feste come me.Io compresi da dove veniva, ma sarei stata bugiarda se avessi detto di essere stata a mio agio con ciò. Non ero a mio agio con me stessa, appunto; come avrei potuto abbracciare la natura di mio figlio?”

Ho solo potuto rileggere in tempo i consigli di Priscilla Gilmann sul sito “Quiet Revolution“. E’ un dolce e sensibile invito a incoraggiare e stimolare un bimbo introverso (riservato) senza farlo sentire come un disadattato. Abbiamo bisogno di maggiori suggerimenti come questo: il suggerimento di rispettare il temperamento dei bambini, per sorreggerli invece che scoraggiarli, cosi da sollevarli da un senso di vergogna.

Traduzione mia dall’inglese all’italiano

 

 

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