Zaira's Blog

Sacrifico e rigenerazione: anoressia e digiuno a confronto

Zaira Cestari

14/12/2018

IL DIGIUNO

“In tutte le tradizioni il digiuno ha avuto un ruolo di primissimo piano. Nel mondo antico, la guarigione dalle malattie era centrata sulla depurazione: liberarsi dalle tossine alimentari era considerato il fulcro della cura. Ma questa pratica non aveva soltanto un significato terapeutico, bensì permetteva agli uomini di coltivare la propria dimensione spirituale, aprendo le porte verso i territori sacri e le energie più sottili dell'anima.” (Morelli, 2018)

Nella storia comparata delle religioni è di rilievo la pratica del digiuno come rituale per avvicinarsi a Dio, alla dimensione spirituale. All'epoca dell'antica civiltà egizia, il digiuno veniva osservato in concomitanza con la luna nuova, intuita come segnalante il momento propizio per la rigenerazione. Nella tradizione chassidica, ebraica, il digiuno è descritto come mezzo per accedere ad una dimensione interiore, non contaminata dalla dimensione terrena ed esteriore che viene assimilata, in via privilegiata, attraverso il cibo. Dalla religione cristiana a quella ebraica, dalle popolazioni indigene e sciamaniche dell'America a quelle dell'Africa, la dimensione archetipica della purificazione, per ricercare l'aspetto spirituale di sé e del mondo, è ricercata attraverso varie forme di digiuno, rituali e ben delimitate e momenti finiti che creano una parentesi necessaria alla mondanità quotidiana.

Ciò che le tradizioni religiose intuivano in relazione a processi psichici, costituisce attualmente oggetto di ricerca della scienza empirica contemporanea e dei suoi nuovi modelli teorici finalizzati allo studio e alla comprensione dei processi immunologici e metabolici.

La ricerca delle neuroscienze e della PNEI sul cervello indaga la sua plasticità permanente, descrivendo come la struttura cerebrale e della coscienza è in continuo cambiamento, il cui processo si svolge in interdipendenza funzionale sia dal metabolismo delle sostanze ingerite con l'alimentazione, che dal “metabolismo” delle emozioni (Soresi, 2005).

Mentre le tradizioni spirituali cercavano attraverso il digiuno una rigenerazione e purificazione psichica, attualmente, un rinnovato approccio medico, considera il digiuno come un mezzo per ottenere una rigenerazione e purificazione del corpo. La ricerca immunologica e della PNEI descrive come il digiuno spenga le infiammazioni, attivi le cellule staminali che sostituiscono le cellule vecchie e danneggiate, favorisca l'autolisi cellulare da cui consegue un ripristino delle cellule, mantenga il sangue pulito, riducendo il rischio di malattie cardiovascolari, depuri l'apparato digerente, elimini la scorie dal sistema linfatico, e rigeneri la pelle.

Il digiuno, come astensione limitata nel tempo dell'alimentazione, viene presentato sia dalla storia delle religioni, sia dalla medicina contemporanea come terapeutico e purificatore, permettendo, in un sistema quale l'organismo psicofisico che è in continua relazione dinamica con l'esterno, di attivare uno spazio di introversione psichica e il funzionamento di “autonutrimento” metabolico e rinnovamento immunologico.

Il suo fine acquista e mantiene un senso costruttivo ove il digiuno costituisce solo un intervallo ad un' alimentazione equilibrata. Un digiuno estremo come nel caso dell'anoressia, rappresenta invece una possessione inconscia del medesimo archetipo, ma il cui processo può invece essere distruttivo di una coscienza irrigidita.

PSICODINAMICA DELL'ANORESSIA FEMMINILE

C.G. Jung descrive il digiuno come simbolo di una fase alchemica del processo individuativo, ove l'Io si sacrifica alla morte, per rinascere rigenerato (Jung, 1934-55). La libido regredisce, immergendosi nell'inconscio collettivo, e se il processo avviene in presenza di una coscienza flessibile e in atteggiamento di apertura verso l'inconscio, è possibile una riemersione di una libido più ampia e maggiormente differenziata.

In testi post-junghiani, analizzando sia la clinica che la produzione mitologica, il digiuno dell'anoressica, è narrato come un processo guidato in totale autonomia dai complessi inconsci. Il sintomo anoressico manifesta una compensazione alla mancata differenziazione dalla madre reale ed archetipica, attraverso la regressione di una libido verso l'inconscio collettivo ove incontrare immagini archetipiche maschili che “conquistano” la paziente, “la sposano” e la portano in un mondo sotterraneo, lontano dalla madre, ma non libera, come il mito di Persefone narra. Il rischio secondo la Woodman (1998) è quello di rimanere, tra un femminile negato e un maschile indifferenziato. Il disagio dell'anoressica viene così descritto dalla psicologia analitica, come la difficoltà ad accedere ad un rituale iniziatico, quale invece, pare essere un digiuno moderato e cosciente. Secondo la Woodman il femminile può differenziarsi dalla madre e dall'inconscio collettivo attraverso il dialogo con il corpo, con le sensazioni incarnate e con il pulsare delle emozioni nel corpo.

Il digiuno anoressico costituisce un simbolo di trasformazione inconscio, che urge una partecipazione della coscienza, solo così l'ascetismo anoressico può trasformarsi in un rapporto più differenziato e cosciente, con il femminile, con la libido orale e sessuale, ove invece, il digiuno terapeutico e moderato si manifesta come rituale purificante del corpo e della psiche.

CASO CLINICO DI F.

F è una paziente di 30 anni, giunta in psicoterapia per affrontare somatizzazioni antiche e recenti. In adolescenza ha fatto esperienza di disturbi alimentari oscillanti tra anoressia e bulimia che ha poi superato con un percorso psicofarmacologico.

F. descrive l'astinenza dal cibo dell'anoressia come uno strumento “per prendere possesso dei propri bisogni, per averne il controllo”. Il controllo anoressico di F. è vissuto come “sfogo”, come ribellione ad una vita condotta in un femminile indifferenziato, dove la dimensione corporea è inconscia e scissa dalla vita cosciente. F. riconosce l'astensione dal cibo come “uno spostamento”, una soluzione inconscia ad un complesso materno negativo. Il rischio che descrive M. Woodman di rimanere tra un femminile negato e un maschile indifferenziato, è vissuta da F. come una “dipendenza che appare irrisolvibile”.

Attualmente oltre ad un'analisi con la sottoscritta segue le cura di un noto medico locale, il quale le ha prescritto il digiuno in diversi momenti.

In questa sede descrivo il digiuno che F. intraprese in occasione di una grossa infiammazione al dotto tireoglosso, per la quale le avevano indicato un intervento chirurgico d'urgenza, ma su consiglio del suo medico, decide di fare un digiuno totale durato 60 ore, seguito da un semi-digiuno di ripresa graduale dell'alimentazione. Già al termine dei primi 3 giorni di digiuno totale, l'infiammazione si spegne completamente.

Nel corso del digiuno F. vive un processo che si manifesta sia sul piano fisico, con lo spegnimento dell'infiammazione, sia sul piano psichico. Il processo che si attiva nel corso del digiuno, porta ad un digiunare che non è solo alimentare: gli stimoli esterni diventano disturbanti di fronte alla crescente necessità di introversione profonda. Il digiuno terapeutico, diventa uno strumento di cura, che non nega, non sposta e non controlla, ma che dona la possibilità di ascolto di quei bisogni altrimenti negati o controllati. L'io “crolla”, si sacrifica, supera le difese inconscie e incontra il conflitto interiore. Dall'ampliamento della coscienza che ne scaturisce, che F. descrive come “grande lucidità accanto alla debolezza fisica”, si attiva la libido creativa che si esprime, in F., al termine dei 3 giorni di digiuno, attraverso il canto libero ed il disegno.

CONCLUSIONI

I sintomi psicopatologici dell'anoressia esprimono un fine compensatorio dell'inconscio.

Il digiuno terapeutico assume, in un'epoca dove la dimensione simbolica e spirituale è sempre meno amministrata da istituzioni religiose, una necessità individuale, come il caso di F. esemplifica.

BIBLIOGRAFIA

 

Cosenza D.(2018), Psicoanalisi e disturbi alimentari, Franco Angeli, Milano, 2018

Jung,, C.G (1934-55), Gli archetipi e l'inconscio collettivo, Opere IX, Bollati Boringhieri, Torino, 2008

Jung, C.G. (1936-41), I sogni dei bambini, Bollati Boringhieri, Torino, 2013

Jung C.G. ( 1935-46), Pratica della psicoterapia, Opere XVI, Bollati Boringhieri, Torino, 2015

Jung, C.G. (1912), Simboli della trasformazione, Opere V, Bollati Boringhieri, Torino, 2006

Lowen A. (1990), La spiritualità del corpo, Astrolabio, Roma, 1991

Mengheri M., (2016). Percorsi Junghiani di vita e di cura, Franco Angeli, Milano, 2016

Morelli R. e F., (2018). Il potere curativo del digiuno, Mondadori, Milano, 2018

Murgo A. (2001), Anoressia, Edizioni Sapere, Padova, 2001

Murray S. e Schwart Salant N. (a cura di) (1992) , Il maschile e il femminile cent'anni dopo, Magi, Roma, 2004

Neumann E.(1949), La Grande Madre, Astrolabio, Roma, 1981

Scoppetta M., (2017). Perchè mia figlia non mangia più?, Castelvecchi, Roma, 2017

Soresi Enzo, Il cervello anarchico (2005), Utet, Torino, 2011, Raffaello Cortina, Milano, 2005

Speciani F. e Tolja J. (2000) ,Pensare col corpo, Zelig, Milano, 2000

Raggi A.(2014), Il mito della anoressia, Franco Angeli, Milano, 2014

Von Franz M.L. (1988), Psiche e Materia, Bollati Boringhieri, Torino, 1992

Woodman M.(1998), Malate di perfezione, Red edizioni, Como, 1998

 

Lascia un commento!

Inserire almeno 5 caratteri per Nome e Cognome!

Il contenuto deve contenere almeno 15 caratteri!

Leggi i commenti: